Capire · Leggere i numeri
Magnitudo e intensità: Md, ML, Mw, Richter e Mercalli
Testo rivisto il 5 novembre 2026 · dati sismici al 5 novembre 2026, 14:00
Sono due misure diverse. La magnitudo descrive la grandezza complessiva del terremoto alla sorgente, la stessa per tutti i luoghi; il valore dipende dal metodo con cui si calcola. L'intensità dice che effetti ha avuto in un certo luogo, su persone, edifici e ambiente: può cambiare da luogo a luogo, e si indica tradizionalmente in numeri romani. Ai Campi Flegrei l'Osservatorio Vesuviano pubblica di norma la magnitudo durata, Md.
La magnitudo: un numero per la sorgente
La magnitudo si calcola dai sismogrammi, cioè dalle registrazioni del movimento del suolo fatte dalle stazioni. La scala è logaritmica. Nella magnitudo locale di Richter, un'unità in più corrisponde a un'ampiezza delle onde registrate circa 10 volte maggiore, a parità di distanza e di strumento; l'INGV ricorda anche, come regola orientativa, che a ogni unità in più l'energia liberata cresce di circa 30 volte. Il senso pratico è che fra una magnitudo 2 e una magnitudo 4 non c'è un raddoppio: i numeri della magnitudo non si sommano e non si dividono come centimetri.
Non esiste però una sola magnitudo. Ce ne sono diverse, calcolate in modi diversi:
- ML, magnitudo locale: è quella ideata da Charles Richter nel 1935, dall'ampiezza massima delle onde registrate, corretta per la distanza e per lo strumento. La «magnitudo Richter» è questa: il nome non indica la Md né la Mw.
- Md, magnitudo durata: si ricava da quanto dura il segnale registrato dalle stazioni, fino a quando non si distingue più dal rumore di fondo, con una relazione empirica tarata sull'area. È quella che l'Osservatorio Vesuviano usa ordinariamente ai Campi Flegrei.
- Mw, magnitudo momento: è legata alle dimensioni fisiche della rottura: quanto è grande la superficie che scorre, di quanto scorre, e quanto sono rigide le rocce. Si ricava stimando il momento sismico con analisi ulteriori dei segnali.
Perché la stessa scossa ha più numeri
Per la scossa del 31 luglio 2026 l'Osservatorio Vesuviano ha pubblicato tre valori: «Md 4.7 ± 0.3, una ML 4.6 ± 0.3 e una Mw 4.4 ± 0.3». Non è una contraddizione. Come scrive l'Osservatorio, «Md, ML e Mw non devono quindi necessariamente fornire lo stesso numero»: misurano aspetti diversi dello stesso segnale, e, nell'intervallo di magnitudo che l'Osservatorio ha analizzato per i Campi Flegrei, «la Md risulta generalmente più alta della Mw di alcuni decimi».
Il «± 0,3» è l'incertezza che accompagna la stima: per questo differenze di pochi decimi fra due scosse vanno lette tenendo conto delle rispettive incertezze. E una prima stima può essere automatica, e venire rivista quando gli analisti rileggono le registrazioni. Il 13 marzo 2025, per esempio, la magnitudo è stata aggiornata da Md 4,4 a Md 4,6 perché l'analisi ha mostrato che l'evento era «composto da due terremoti distinti».
Su zonarossa.it ogni scossa porta la sigla della sua scala. Quando la scossa del catalogo nazionale si aggancia senza ambiguità a quella del bollettino dell'Osservatorio Vesuviano, nella stessa scala, la magnitudo mostrata è quella del bollettino. Come funziona l'aggancio, e cosa vogliono dire gli stati di ogni scossa, è spiegato in Come funziona.
Quante scosse per magnitudo, nell'ultimo anno
I numeri del grafico
| Magnitudo | Scosse |
|---|---|
| 1,0–1,4 | 238 |
| 1,5–1,9 | 91 |
| 2,0–2,4 | 45 |
| 2,5–2,9 | 21 |
| 3,0–3,4 | 12 |
| 3,5–3,9 | 3 |
| 4,0–4,4 | 1 |
| 4,5–4,9 | 1 |
Il grafico mostra una cosa che vale per i terremoti in generale: quelli piccoli sono molti di più di quelli grandi. Nel campione del grafico (scosse flegree dell'ultimo anno di magnitudo 1,0 o più, localizzate entro 10 km di profondità), quelle di magnitudo 2,0 o superiore sono 83, quelle di magnitudo 3,0 o superiore 17; la più forte è stata una Md 4,7 del 31 luglio 2026. È una regolarità statistica generale, non una regola che ogni periodo rispetti; e sono conteggi del passato, non una previsione: il grafico non dice quante scosse arriveranno né di che magnitudo.
Sotto magnitudo 1,0 il portale nazionale dell'INGV, in quest'area, non pubblica gli eventi: non sono assenti, sono sotto la soglia di pubblicazione. Il bollettino dell'Osservatorio li registra, e nella mappa quelli localizzati si vedono abbassando il cursore della magnitudo minima.
L'intensità: cosa è successo in un luogo
L'intensità macrosismica non si calcola dai sismogrammi: si ricava dagli effetti osservati. Se le persone hanno avvertito la scossa, se gli oggetti si sono mossi, se ci sono stati danni e di che tipo. Per questo l'intensità della stessa scossa può variare da luogo a luogo, secondo la distanza, la profondità, il terreno e gli edifici (ne parla la guida Perché una scossa si sente). E per questo, come ricorda l'INGV, magnitudo e intensità sono misure «non sempre correlabili»: dalla sola magnitudo non si ricavano con certezza gli effetti in un certo punto, e da questa pagina non si ricavano i danni.
In Italia si usa tradizionalmente la scala Mercalli-Cancani-Sieberg (MCS): nata dalla scala di Giuseppe Mercalli, prende quel nome dal 1932 e va dal I grado («Impercettibile») al XII («Grandemente catastrofico»). Nei rilievi degli effetti, secondo l'INGV, è stata progressivamente sostituita dalla scala macrosismica europea EMS-98, che tiene conto anche di quanto sono vulnerabili i diversi tipi di edificio.
Quando si legge che una scossa è stata «del quinto grado della scala Mercalli» a Pozzuoli, si parla quindi degli effetti a Pozzuoli, non della sorgente. Per capire se un numero è una magnitudo o un'intensità conviene guardare la sigla o il nome della scala accanto (Md, ML, Mw da una parte; MCS, EMS-98 dall'altra), non la forma del numero.
Chi stabilisce l'intensità, e come contribuire
L'intensità si stima raccogliendo informazioni sugli effetti nelle diverse località. L'INGV lo fa anche con il questionario Hai sentito il terremoto?: chi ha sentito una scossa racconta cosa ha avvertito, e le risposte, elaborate in automatico e filtrate, diventano mappe di intensità per comune, in scala MCS ed EMS. Sono risultati preliminari, che possono cambiare; per gli effetti più gravi servono i rilievi sul posto. Serve anche dire di non averla sentita: nelle mappe, il «non avvertito» è un'informazione come le altre.
Fonti
- INGV–Osservatorio Vesuviano — Comprendere i Campi Flegrei (domande e risposte: la magnitudo)
- INGVterremoti — Campi Flegrei, aggiornamento della magnitudo Md del terremoto del 13 marzo 2025
- INGVterremoti — Domande frequenti sui terremoti
- INGV Pisa — Quanto è forte un terremoto? (pannello divulgativo)
- INGV — Geopagina n. 4, La scala Mercalli (2004)
- INGV QUEST — La scala EMS-98
- INGV — Hai sentito il terremoto? Come si leggono le mappe
- INGV–Osservatorio Vesuviano — GOSSIP, bollettino sismico (doi:10.13127/gossip, CC BY 4.0)